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Saudi Aramco ha fissato il prezzo dell’ipo, il colosso sarà valutato fino a 1.700 miliardi di dollari, un valore inferiore ai 2 mila miliardi stimati in un primo momento. In nove mesi 244 miliardi di fatturato e 68 miliardi di utili. Le investment bank fanno i conti su cosa significa per big oil e il settore energia

Saudi Aramco ha fissato il prezzo dell’ipo, il colosso sarà valutato fino a 1.700 miliardi di dollari. Un valore inferiore ai 2 mila miliardi stimati in un primo momento, ma ridimensionati per tenere conto dell’incertezza che domina sui mercati. In un comunicato pubblicato ieri la società saudita ha indicato una forchetta di prezzo tra 30 e 32 riyal sauditi (tra 8 e 8,52 dollari) per azione e verranno messe sul mercato 3 miliardi di azioni, che rappresentano l’1,5% del capitale. Si tratterà del debutto in borsa più grande della storia, che avrà un forte impatto sulle valutazioni degli altri campioni dell’industria. Debutto che avviene in un momento non facile per le borse, che iniziano a fare i conti con la domanda su quando potrà finire il più lungo rally mai visto nella storia dei mercati e con i calcoli di cosa implica il rallentamento economico in corso.

Infatti dopo quasi quattro anni di rinvii, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha dato il via libera all’operazione. Aramco ha scelto nove banche come consulenti per l’Ipo: Jp Morgan Chase & Co., Morgan Stanley, Goldman Sachs Group, Bank of America Merrill Lynch, Citigroup, Hsbc Holdings, Credit Suisse Group e due banche di investimento nazionali. Il gruppo petrolifero ha rinviato lo scorso mese l’annuncio ufficiale dei suoi piani di Ipo per effettuarlo dopo la pubblicazione dei conti, per cercare di ridurre i timori degli investitori sull’impatto degli attacchi del 14 settembre su alcune strutture di Aramco. Se verrà fissato il prezzo nella parte più bassa della forchetta l’ipo per un soffio non sarà la più grande della storia perché arriverà in seconda posizione sotto i 25 miliardi di dollari raccolti da Alibaba nel 2014. La quotazione avverrà sulla borsa locale e non anche a New York o in Giappone come si pensava tempo fa. Un segno che si punta soprattutto sul sostegno degli investitori locali.

Per quanto riguarda i conti la società ha registrato un utile di 68 miliardi di dollari nei primi nove mesi dell’anno, con ricavi e altre entrate collegate a vendite a 244 miliardi di dollari. Rumayyan ha puntualizzato che gli attacchi non hanno avuto un impatto rilevante sul fatturato.

Nel 2018 l’utile netto di Aramco si è attestato a 111 miliardi di dollari, più di Apple  ed Exxon Mobil messe insieme, rendendo la compagnia petrolifera saudita la più redditizia del mondo. Le investment bank fanno i conti su cosa significa per big oil e il settore energia.

Per esempio Mediobanca  Securities in una recente analisi aveva sottolineato che il capex saudita di Aramco dovrebbe aumentare del 40%. “Aramco ha realizzato ricavi per 244 miliardi di dollari e un utile netto di 68 miliardi di dollari, con un flusso di cassa di 59 miliardi e capex di 23 miliardi durante i primi nove mesi del 2019. È importante sottolineare che il management ha anche suggerito che è probabile che le spese aumentino da 30 miliardi di dollari nel 2019 a 35-40 miliardi di dollari l’anno prossimo, passando a 40-45 miliardi di dollari nel 2021”, si legge nel report di Mediobanca  Securities.

Sempre gli analisti dell’investment bank sottolineavano che il governo saudita sta cambiando il regime fiscale e il regime di royalty, in modo da trattenere gran parte del rialzo nel caso in cui i prezzi del petrolio superino i 100 dollari al barile. A partire dal primo gennaio 2020, il governo saudita adotterà un regime di royalty progressivo, con un tasso marginale fissato al 15% fino a 70 dollari al barile, al 45% tra 70 e 100 dollari al barile e all’80% se il prezzo aumenta. La National Oil Company pagherà un’aliquota di imposta del 20% sulla sua attività di downstream domestico a partire dal prossimo anno, rispetto ai prelievi correnti compresi tra il 50% e l’80%.

Gli analisti di Mediobanca  Securities in quell’occasione accendevano un faro su Saipem : “Una spesa più elevata dovrebbe favorire Saipem . Crediamo che Saipem  potrebbe essere uno dei principali beneficiari dell’aumento delle spese in conto capitale di Saudi Aramco, data la sua presenza di lunga data e track record nel Paese. Saipem  ha ricevuto numerosi nuovi significativi riconoscimenti negli ultimi mesi, compresi i nuovi progetti ottenuti proprio da Saudi Aramco, che riteniamo abbiano notevolmente migliorato la sua visibilità degli utili nell’esercizio 2019-20. Prevediamo che questo migliorerà ulteriormente, poiché anche il suo oleodotto commerciale rimane attraente con oltre 10 miliardi di euro di potenziali nuovi opportunità che potrebbero emergere a breve termine”.

Intanto per quanto riguarda le quotazioni del greggio il Brent, referente europeo dell’oro nero, si attesta a 63,23 dollari al barile; l’indice Wti, referente americano, si attesta a quota 57,80 dollari al barile. (riproduzione riservata)

https://www.milanofinanza.it/news/saudi-aramco-fissa-il-prezzo-dell-ipo-eni-co-ci-dovranno-fare-i-conti-201911180813144382

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