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Tutti si augurano una crescita degli scambi mondiali prima possibile. Che il prossimo biennio sia quello fortunato? A leggere i dati dell’ultimo rapporto Ice-Prometeia c’è da stare sollevati perché si prevede un accelerazione che va dal 2,4 del 2020 al 3% del 2021. Un tasso di variazione importante spinto verso l’alto dalla doppia cifra che si prefigura nei nuovi mercati.

L’anno appena trascorso

Le tensioni hanno gravato sugli scambi, l’aumento è stato dell’1,2%  uno dei dati più bassi degli ultimi 10 anni. La guerra commerciale tra Usa e Cina, i dazi, la Brexit hanno condizionato gli scambi mondiali rendendo il quadro molto più incerto. Da questa base ora si deve partire senza alimentare paure e guardare con ottimismo al prossimo biennio alla ricerca di nuovi sviluppi commerciali.

Il futuro 2020/2021

Si prospetta un 2020 con un rialzo del 2,4% degli scambi mondiali ipotizzando uno scenario con un impatto più limitato delle tensioni tra Stati Uniti e Cina e il processo di Brexit.

Una buona dose per la crescita del commercio mondiale la darà la Cina con un ritorno prepotente dell’import. Poi gli Stati Uniti aumenteranno i livelli di import dal mondo.

L’internazionalizzazione sarà al centro degli scambi mondiali.

Il mercato dove si muove

India, Vietnam e paesi dell’Africa subsahariana sono le mete più appetibili. Nel 2021 addirittura si ipotizza a doppia cifra. Questo risultato potrebbe essere centrato grazie ad aumento demografico, urbanizzazione innovativa, apertura delle economie domestiche.

Chi sale e chi scende

L’automotive ha posto un freno alla crescita. Chi ha tenuto testa alla crisi è il settore moda e casa, la chimica farmaceutica e la meccanica. Dal 2020 l’alimentare rappresenterà un fiore all’occhiello che andrà ad aggiungersi ai settori prima elencati.

Ma in Italia cosa succederà?

Se riusciamo ad intercettare il filone giusto degli scambi mondiali, anche l’Italia beneficerà di profitto. Non siamo legati ai mercati internazionali in senso generale ma dobbiamo sforzarsi a trovare la strada giusta per piazzare i nostri prodotti. Guardare alla Cina, per esempio dove il made in Italy ha un fascino irresistibile. L’export italiano è cresciuto, non c’è concorrenza nel paese dagli occhi a mandorla. Alimentare e meccanica possono fare la differenza.



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