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Il piano per la ripresa “Next Generation EU” predisposto dall’Unione Europea non un’unione fiscale completa ma può dare il via a una nuova generazione di solidarietà fiscale. Lo rimarca oggi un report di S&P Global Ratings che calcola che la rete di sicurezza dell’Unione (safety net) e il piano Next Generation EU rappresentano una risposta fiscale pari al 9,3% del PIL dell’UE, che verrà resa disponibile nel corso di diversi anni e con prestiti e garanzie che costituiscono la maggior parte del sostegno (5% del PIL). A titolo di confronto, gli Stati membri hanno fornito un sostegno alle loro economie pari al 25,5% del PIL, con il 90% costituito da prestiti, garanzie e iniezioni di capitale.

“Questi grandi numeri non colgono appieno il sostegno offerto dall’Unione Europea. Il denaro dei privati potrebbe beneficiare dell’annunciato sostegno dell’UE, ad esempio attraverso il Fondo Europeo per gli Investimenti”, ha dichiarato Sylvain Broyer, capo economista EMEA di S&P Global Ratings nel rapporto pubblicato oggi, intitolato “Il piano dell’Unione Europea per la ripresa è la prossima generazione della solidarietà fiscale”. S&P ritiene che con il recovery fund dell’UE, l’Europa sta compiendo un ulteriore passo verso il suo rafforzamento.

“Inoltre, l’UE è stata molto rapida nell’allentare le sue regole di bilancio e le regole sugli aiuti di Stato alle imprese e, di conseguenza, gli Stati membri sono stati liberi di dispiegare un vero e proprio arsenale di misure. Infine, il sostegno dell’UE è stato decisamente più coordinato e rapido della sua reazione alle crisi precedenti”, ha aggiunto Broyer.

Per la prima volta, rimarca S&P, l’UE intende utilizzare il proprio potere nell’ambito del credito per finanziare le spese del proprio bilancio, con l’obiettivo di assorbire lo shock asimmetrico ma comune a tutti gli Stati membri. Dati i diversi contesti economici, gli Stati membri sono stati colpiti in modi diversi dalla pandemia e ognuno ha risposto in maniere altrettanti differenti, anche considerati i margini di manovra fiscale. Entrambi i fatti rischiano di accentuare il divario economico all’interno dell’UE. La proposta della Commissione Europea consiste nel trasferire i proventi di un’obbligazione emessa congiuntamente agli Stati membri più colpiti dalla pandemia. L’uso dell’UE come ammortizzatore degli shock è la vera novità.





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