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ROMA. Se vi mettete le mani in tasca, tirate fuori una banconota e guardate attentamente in alto a sinistra, troverete una firma: “M.Draghi”. E’ quello il valore aggiunto di SuperMario: si chiama fiducia. Una qualità che quando si parla di mercati si trasforma immediatamente. E’ bastato che il presidente incaricato, che per otto anni ha garantito il valore dell’euro dall’Eurotower di Francoforte, si affacciasse al Quirinale perché lo spread scendesse sotto la soglia psicologica di quota 100, un fatto che non succedeva da cinque anni, dal dicembre 2015. Se la differenza con il rendimento del Bund a 10 anni tedesco si dovesse restringere ancora torneremmo di colpo indietro al 2009 prima della crisi dei debiti sovrani europei e della Grecia.

Per ora la sola presenza di Draghi come presidente incaricato di formare il nuovo governo ci ha fatto risparmiare 2,5 miliardi, a tanto ammonta secondo la consueta analisi di Antonio Forte del Cer, la differenza tra i 57,7 miliardi previsti come spesa per interessi quest’anno dalla Nadef e quanto spenderemmo con lo spread intorno a quota 100. Senza contare che ieri le contrattazioni hanno fissato, per qualche istante, lo spread anche sotto la fatidica soglia: per molti analisti con il governo in carica, con la fiducia e con i primi provvedimenti il differenziale, e i conseguenti risparmi, il differenziale potrebbe ancora ridursi e potrebbe riagguantare Portogallo e Spagna che stanno intorno a 50-60 punti base.

Ne avremmo bisogno per uscire dall’appesantimento dei conti pubblici dovuto alla pandemia e per dare un colpo di freno al nostro debito, i cui circa 2.600 miliardi sono un ragguardevole peso: come è noto quest’anno sta crescendo al ritmo di 15,5 milioni all’ora. Per ora l’effetto Draghi annulla le minacce esplicite di Moody’s e Fitch che nei giorni scorsi, mentre l’Italia annaspava in vista della crisi, si erano dette pronte al taglio del rating. la Bce comprerà circa 200 miliardi di titoli italiani grazie a quelle misure e anche in virtù dei nuovi interventi anti-pandemici del Pepp (Pandemic emergency purchase programme) che vanno su quella scia. Per ora un doppio effetto-Draghi per i nostri conti.

Con maggiore fiducia si guarda al 2021: tra rinnovo dei titoli in scadenza e nuove emissioni avremo da chiedere 450 miliardi al mercato e sarà molto meglio farlo a tassi bassi e garanzia “granitica” con la possibilità persino di evitare strade alternative di emergenza. Del resto Mario Draghi l’ombrello sugli spread lo aveva aperto con quella grande operazione di central banking che gli permise nel 2015 di lanciare il quantitative easing da Francoforte: acquistare pro quota i titoli di tutti i paesi tenendo alti i corsi e bassi i tassi. Quest’anno la Bce comprerà circa 200 miliardi di titoli italiani grazie a quelle misure e anche in virtù dei nuovi interventi anti-pandemici del Pepp (Pandemic emergency purchase programme) che vanno su quella scia. Per ora un doppio effetto-Draghi per i nostri conti.



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