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© Reuters. Logo Whatsapp e codici binari

BRUXELLES (Reuters) – Gli Stati Ue hanno concordato una posizione comune da tenere nei prossimi negoziati con i parlamentari europei e la Commissione europea sulle normative della privacy riguardanti WhatsApp e Skype, controllate da Facebook (NASDAQ:) e Microsoft (NASDAQ:), ponendo fine a uno stallo di tre anni.

Nel 2017, la Commissione europea ha proposto il regolamento ePrivacy, che vincolerebbe WhatsApp e Skype alle stesse regole valide per gli operatori di telecomunicazioni, restringendo il tracciamento degli utenti per fornire pubblicità personalizzate.

La proposta, che mira a creare un mercato competitivo omogeneo tra aziende internet e operatori di telecomunicazione, richiede l’approvazione del Parlamento europeo e dei paesi Ue prima di poter essere adottata come legge in tutti i 27 Stati.

Anche se i parlamentari europei hanno concordato rapidamente una posizione comune, gli Stati non erano riusciti finora a trovare un’intesa, a causa di disaccordi circa la gestione dei cookies, i requisiti di consenso e le norme sulla rilevazione ed eliminazione di pedopornografia.

“Il percorso tramite cui si è giunti alla posizione del Consiglio non è stato facile, ma abbiamo ora un mandato che garantisce un buon equilibrio tra una solida protezione della vita privata degli individui, e la promozione dello sviluppo di nuove tecnologie e innovazioni”, ha scritto Pedro Nuno Santos, ministro delle Infrastrutture portoghese, in un comunicato.

Al Portogallo spetta la presidenza di turno della Ue fino a metà 2021.

I paesi Ue hanno concordato che le regole permetteranno di processare i metadati per scopi quali il rilevamento di frodi e la gestione del traffico informatico, soddisfacendo una richiesta fondamentale del settore delle telecomunicazioni, che vuole usare i dati di geolocalizzazione per servizi di trasporto smart come potenziale fonte di guadagno.

“Crediamo che un approccio flessibile, basato sull’analisi dei rischi, per il processo di metadati sarà essenziale per assicurare che le aziende di telecomunicazioni possano innovare e partecipare nell’economia dei dati, su un piano di parità con gli operatori digitali”, ha affermato in una nota la lobby di telecomunicazioni Enpo.

Ccia, gruppo di lobbying del settore tech, ha evidenziato alcune lacune.

“Queste includono l’ambito di applicazione delle norme per i dispositivi connessi e per le comunicazioni online, e come risolvere l’applicazione frammentaria delle norme nei vari Stati Ue”, ha sottolineato Alexandre Roure, in un comunicato del gruppo.

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