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La nuova Tari, la tassa sui rifiuti urbani, non diventerà esecutiva nel 2020 per cui non sono previste sanzioni pecuniaria per chi scegliesse di non attenersi alla riforma. Nel corso delle trattative alla Conferenza Stato-Città il governo ha inteso prorogare al 2021 l’applicazione della riforma. Ciò in vista di un periodo di transizione durante il quale verrà lasciato a discrezione dei Comuni l’adempimento delle norme fissate dall’Authority. I più importanti servizi di rete sono attualmente soggetti all’Arera e anche le tasse per lo smaltimento dei rifiuti rientrano nei piani finanziari dettati dall’Authority.

Tari: la manovra 2018

La manovra 2018 ha affidato all’Arera l’incarico di regolamentare e disciplinare il sistema tariffario relativo al servizio di raccolta dei rifiuti. Fra gli obiettivi l’adozione del principio europeo secondo cui l’onere delle imposte debba essere commisurato alla quantità di rifiuti prodotti. I costi del servizio dovranno così variare in riferimento alle singole città e ai Comuni. L’Arera ha messo a punto il nuovo metodo tariffario  a novembre, previa consultazione di esperti e amministratori.

Metodo tariffario e trasparenza in bolletta

L’Arera ha adottato due delibere di cui una inerente al metodo tariffario, l’altra agli obblighi di trasparenza in bolletta. L’Autorità ha ratificato l’obbligo di semplificare e migliorare la leggibilità della fatturazione dei consumi in bolletta. Ha inoltre obbligato gli esercenti a riportare nel documento di consultazione i recapiti a cui inoltrare eventuali reclami o richieste dei clienti. Il metodo tariffario prevede invece che l’autorità territoriale competente definisca un piano economico-finanziario atto a definire i costi del servizio. Non sempre però l’autorità competente figura nelle Amministrazioni locali e, quand’anche esista, non può dirsi operativa.

Spetta in tal caso al Comune di riferimento eliminare questa pietra d’inciampo tramite applicazione del nuovo metodo. Ciò ha ingenerato una situazione caotica che con ogni probabilità potrebbe innescare una sequela di ricorsi. Al fine di tamponare il caos regnante si è inteso dilazionare i tempi delle delibere, concedendo ai Comuni una proroga fino al 30 aprile.

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