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Nel ricordare l’indescrivibile esperienza e testimonianza ereditata dal giornalista fiorentino Tiziano Terzani, il quale ha costantemente sottolineato che in fondo le atrocità dei conflitti non portano a nulla e che per cambiare le cose è fondamentale prima di tutto fare una rivoluzione dentro noi stessi, credo che la consapevolezza dei mutamenti economici e la trasformazione in atto di una società deve partire inesorabilmente dalla necessità di interrogarsi e di riprogrammare quei meccanismi utili alla diffusione quanto più capillare del benessere, riappropriandosi di tutti quei sani principi e valori che caratterizzano la parte interiore più nobile dell’uomo. Bisogna necessariamente porre al centro l’idea e l’importanza delle relazioni. Come saranno quando inizieremo a riaffacciarci dall’uscio delle nostre abitazioni ? Molti aspetti politici, economici e sociali cambieranno sicuramente ma l’auspicio che si possa per davvero osservare le cose con occhi diversi, in un ottica che ridimensioni gli egoismi, è il pensiero che spero condizioni in maniera netta e decisa il prossimo futuro.

“White House Reaches Deal With Lawmakers on $2 Trillion Coronavirus Stimulus Bill Legislation to provide direct financial checks to many Americans, expand unemployment insurance, offer health-care providers additional resources” è il titolo di un articolo del Wall Street Journal che evidenzia le peculiarità del piano elaborato dagli USA che mette sul piatto 2.000 miliardi per fronteggiare la crisi e stimolare l’economia. E pensare che anche Donald Trump sarà costretto a piegarsi nei confronti di alcuni principi teorizzati dall’economista inglese Jhon Meynard Keynes, viste anche le preoccupanti previsioni legate al tasso di disoccupazione nei mesi a venire.

Tuttavia, senza dover necessariamente riprendere i dibattiti e gli approfondimenti sulle visioni di Keynes ed Adam Smith o menzionare le questioni relative al concetto di Keynesismo rovesciato di Diego Fusaro, la questione appare alquanto complessa. I mercati hanno reagito bene alla notizia giunta dagli USA, dopo che i repubblicani ed in prima linea il segretario al Tesoro Mnuchin hanno ottenuto risposta affermativa anche da parte dei democratici. Dopo le aperture positive, gli indici forniscono nuovamente segali di cedimento. I timori continuano ad essere preponderanti. Il quadro a tinte fosche genera enorme incertezza.

L’imprevedibilità dei mercati pone l’accento, senza dubbio, sull’atteggiamento da mantenere. Grande cautela. Ne abbiamo avuto prova lampante in questi giorni, così come è accaduto ad esempio nel 2016 in occasione dell’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti. E’ ancora lucido il ricordo legato alla preoccupazione relativa all’elezione di Donald Trump, quando molti investitori sono stati colti da una latente paura di un crollo delle borse. Il timore e gli scenari apocalittici sono stati completamente spazzati via il giorno stesso dell’esito delle elezioni e della vittoria del Tycoon. In tutte le piazze finanziarie non accade sostanzialmente nulla, anzi, il resto è cronaca. Storia che ha raggiunto il suo apice in occasione del discorso di Trump a Davos durante il World Economic Forum quando mostra e narra orgogliosamente le performance del suo Paese, affermando che lo stesso è praticamente sbocciato come un fiore, realizzando cose che il mondo non ha mai visto e sviscerando alcuni dati ed obiettivi raggiunti dall’economia durante questo suo mandato, fino a richiamare, e questo è il suo capolavoro comunicativo, il Rinascimento fiorentino e la tenacia implementata nella costruzione del Duomo di Firenze, riferendosi agli operai ed i mercanti fiorentini che hanno saputo in maniera egregia costruire opere ancora oggi toccanti il cuore degli esseri umani.

Grafico S&P 500

Grafico Ftse Mib

Dall’altro lato del continente, la Cina sente fortemente la necessità di riprendere il suo protagonismo facendo rialzare il Dragone ancorato, per certi aspetti, ad una mentalità consolidatasi anche dal vecchio pensiero di Deng Xiaoping, nonostante gli sforzi profusi verso il consolidamento dei rapporti ed il riconoscimento del suo status dal punto di vista internazionale. L’idea di aprire il “portellone” dell’helicopter money regalando 2000 Yuan ad ogni cinese rappresenta uno degli elementi messi in campo per dare un segnale concreto al Paese, dopo aver provveduto ad abbassare il costo del denaro, e riprendere il passo, anzi la corsa, al fine di raggiungere con tenacia e determinazione i target di crescita prefissati. Percorso assolutamente in salita.

Senza entrare nel dibattito riguardante le decisioni prese dall’Italia, altrimenti si rischia di aprire un infinito dibattito, è fuor di dubbio che alcuni territori del Vecchio Continente continuano a navigare sprofondando letteralmente nella nebbia generata da un certo disorientamento che riflette in tutta l’Eurozona.

L’Europa dal canto suo ha perso troppe volte l’occasione, in questi decenni, di rappresentare quella famosa figura di uno sciame, ossia molte api in un solo volo, tanto sognata negli anni trenta da José Ortega y Gasset, uno dei massimi intellettuali spagnoli che vedeva il Vecchio Continente un insieme di popoli, operosi e pugnaci come le api, sopravvissuti alla rovina del mondo antico…

Fatta questa lunga divagazione, riprendo il focus su alcune materie prime monitorate di recente.

Se l’oro ha vacillato nelle ultime sedute a causa della necessità di liquidare le posizioni e fornire maggiore benzina ai serbatoi a secco di quelle esposizioni che hanno fatto tribolare molti operatori, con il conseguente ripristino dei tanti margin call, il metallo giallo potrebbe rientrare nuovamente nelle sue vesti di bene rifugio. Uso il condizionale, dato il periodo di instabilità.

Dopo aver subito delle vendite tali da far scendere il prezzo ai minimi di novembre dello scorso anno, spingendosi fino ai 1457,42 dollari l’oncia, è riuscito a mantenersi su tale supporto rimbalzando energicamente fino ad essere ricalamitato intorno ai 1700 dollari, area che fa ricalcare ed avvicinarsi ai prezzi ed alla resistenza del febbraio 2013. Solo se rotta e scavalcata, l’oro può proiettarsi ancora verso l’alto ma, al momento, ancora di strada bisogna percorrere prima di ritestare i massimi storici dei 1900 dollari l’oncia del 2011 e precisamente dei mesi di agosto e settembre. Bisogna porre costantemente attenzione ai ritracciamenti, nonostante molti analisti prevedano, per il lungo periodo, allungamenti fino ai 2000 dollari. La notizia della decisione della chiusura di molte aziende in Svizzera ed in particolare quelle ubicate nel Canton Ticino, dove si concentrano gran parte delle imprese riguardanti la produzione di lingotti da investimeto, ha generato delle anomalie poercepite dagli operatori e forti aumenti dello spread.

Grafico Gold

Segnali di ripresa anche per il Palladio. La forte impennata degli ultimi mesi va fatta risalire soprattutto alla necessità di produrre marmitte catalitiche sempre meno inquinanti e sembra, al momento, che solo l’utilizzo del palladio nelle stesse può per davvero garantire il ridimensionamento del problema. Il deficit di offerta, affiancato da una importante domanda ha fatto letteralmente volare i prezzi che hanno battuto massimi su massimi fino al raggiungimento dei 2792 dollari l’oncia alla fine del mese di febbraio.

Inoltre, alcune notizie riguardanti la possibilità di usufruire di nuove tecnologie, per lo sviluppo ed il miglioramento delle marmitte, hanno contribuito alle recenti vendite, senza assolutamente trascurare il fattore Cina che ha dato il serio colpo alla discesa del Palladio che ha rotto prepotentemente il supporto a 2151,70 dollari l’oncia. Attualmente si trova sopra i 1900 dollari e sembra proiettarsi verso il suddetto supporto e rientrare nell’area relativa al breve canale laterale evidenziato sul grafico daily con una resistenza a 2478,80 che se superata potrebbe dar vita ad ulteriori allungamenti.

Grafico Palladio

Per quanto riguarda il Natural Gas è fondamentale ricordare il periodo di stagionalità favorevole che sta giungendo e quindi l’avvicinarsi di temperature più calde, come quelle dei mesi estivi, che richiedono maggiore utilizzo di natural gas per tutti gli impianti industriali e non solo. Detto questo, dopo aver toccato i minimi del 2016 sotto 1,634 dollari per per milione di British Thermal Unit dei mesi di febbraio e di m marzo, continua il tentativo di rimbalzo sopra 1,730 dollari, rientrando all’interno di un lungo canale laterale con resistenza in area 1,998 dollari.

Grafico Natural Gas

Per concludere, un occhio al petrolio. Entrato a testa alta nell’importante processo di industrializzazione, durante la seconda rivoluzione industriale, momento in cui si comprende che è più conveniente utilizzarlo rispetto al carbone, l’oro nero è da allora croce e delizia al centro degli scenari geopolitici. Come già specificato nel mio precedente approfondimento, siamo passati dal meeting di Vienna dove l’innescarsi della guerra dei prezzi ha letteralmente fatto chiudere a riccio sauditi e russi, privilegiando le proprie prese di posizione, superando quella sorta di periodo di tregua stabilita nel recentissimo passato per limitare la produzione e sostenere i prezzi.

Trump ha provveduto a rassicurare i produttori americani dello shale oil (buona parte dei 13 milioni di barili estratti giornalmente nel territorio a stelle e strisce proviene da una tipologia di estrazione) preannunciato che “riempiremo le riserve fino all’orlo” con l’intento appunto di acquistare greggio dalle stesse che vivono nel terrore di non riuscire a ricavare utili a tali prezzi. Inoltre, i colloqui con Riad, al fine di garantire maggiore equilibrio ed un ridimensionamento della produzione, rappresentano un ulteriore e fondamentale obiettivo degli Stati Uniti. Al netto dei rimbalzi e dei primi segnali di rialzo, al momento, risulta difficile andare a ricoprire il Gap Down registrato durante la famosa apertura dei mercati asiatici di un lunedì che tutti ricordiamo e ricorderemo, che ha generato un vero e proprio tonfo del petrolio ai minimi del 2016, superando il supporto a 26,36 dollari al barile dei mesi di Gennaio e Febbraio, prolungandosi ancora verso il ribasso fino ai 20 dollari. Il doppio minimo verificatosi in quest’area potrebbe anch’esso, così come la candela giornaliera long configuratasi il giorno dopo il crollo, può risultare ingannevole. Se il supporto è ormai ben individuato, una prima importante resistenza la si può tracciare in area 25,23 dollari ed una successiva a 28,44 dollari. Certamente la tanto sperata ripresa della domanda, affiancata dall’affievolimento delle tensioni tra i protagonisti del meeting di Vienna, cosa non facile, può dar vita a rialzi importanti e decisi. Bisogna inoltre far fronte all’importante surplus relativo all’accumulo, dati i milioni di barili in aggiunta. La sovrabbondanza di petrolio è senza dubbio un tema centrale. Cosa di non poco conto. I minimi e massimi crescenti, che hanno caratterizzato la tendenza avviatasi ad ottobre dello scorso anno rischia di essere, per un periodo molto prolungato, un vecchio ricordo.

Grafico Crude Oil





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