fbpx


Occorrerebbe possedere una piccola percentuale della personalità caratterizzante uno dei pensatori più importanti della storia tedesca, al fine di tentare di alleggerire la preoccupazione derivante dall’incredibile e, per certi versi, non così attesa battuta d’arresto dell’indice ZEW misurante il sentimento degli investitori istituzionali in Germania. Dato che farebbe impallidire il pessimismo cosmico di Schopenhauer.

Forse solo la mentalità di Novalis, che a fine settecento sviluppò le sue idee nel tentativo di “romanticizzare” il sentimento comune della società, addolcirebbe il quadro a tinte fosche che già in diverse occasioni è stato dipinto per la locomotiva europea. In realtà, la schiettezza dei numeri e dei dati macroeconomici, accompagnati da un clima non brillante che vive tutta l’Eurozona, che per diversi osservatori ha sostanzialmente tradito le aspettative come quelle del tedesco ed uno dei padri fondatori della Comunità europea, Konrad Adenauer, ripiegandosi su le sue debolezze, manifestando una sorta di disgregazione ed una vera e propria mancanza di visione comune. Tali aspetti contribuiscono a minare la moneta unica del Vecchio Continente.

L’euro continua ad indebolirsi nei confronti del biglietto verde che resta decisamente forte, basti osservare l’Indice del dollaro consolidatosi in area 99,350 pari al valore testato nel maggio del 2017, superando la resistenza formatasi sul grafico daily, individuata tra i massimi di settembre e ottobre dello scorso anno.

Sul grafico EUR/USD dopo la Marubozu Line di fine gennaio, che avrebbe fatto immaginare una ipotetica esplosione long, al contrario si è innescato questo lungo trend ribassista che ha portato il valore ad 1,07853 segnando il minimo di maggio 2017. Attualmente i segnali di rimbalzo potrebbero risultare ingannevoli poiché la tendenza, a meno che non si rientri in zona 1,0882, rischia di non cambiare.

Grafico EUR/USD

La difficoltà nel prendere iniziative nette e decise, per le ragioni che più volte sono state sottolineate, come ad esempio i difficili rapporti all’interno dell’OPEC+ con la Russia, hanno per davvero contribuito a generare incertezza sul futuro del petrolio. Fortemente condizionato dalla situazione in Cina, con le conseguenti ripercussioni relative al taglio delle stime previste per il 2020 da parte della stessa International Energy Agency, il WTI sembra voler riprendere il fiato.

Dal canale rialzista partito ad ottobre 2019, in area 51,02 dollari al barile, dopo una serie di minimi e massimi crescenti si è testata addirittura l’area dei 65,62 dollari con la candela dalla lunga ombra creatasi a seguito dell’attentato agli impianti di Saudi Aramco (SE:), giorno in cui il aumenta del 20% la sua quotazione, incrementando il valore in un batter di ciglia, cosa che non accadeva dal 1988. Proprio a partire precisamente dal giorno 8 gennaio di quest’anno, inizia l’importante trend ribassista del WTI fino al supporto dei 49,52 dollari al barile, prezzo fondamentale su cui focalizzare l’attenzione in quanto, in caso di eventuali rotture, le vendite potrebbero amplificarsi.

Spostandoci sul grafico settimanale, l’Engulfing Bullish indicherebbe tuttavia una inversione di tendenze, che potrebbe far ulteriormente risalire il prezzo dai 52,98 dollari al barile ma la concentrazione sulla suddetta materia prima deve continuare ad essere elevata, anche perché nonostante l’idea dei tagli alla produzione prospettata dall’OPEC, la stabilizzazione del prezzo del petrolio potrebbe non verificarsi nel breve periodo.

Grafico Crude Oil

Sul palladio da segnalare l’ulteriore allungo ipotizzato già nell’articolo precedente, in caso di rottura della resistenza formata nelle ultime sedute, all’interno di un canale individuato sul daily ed evidenziato sul grafico con supporto a 2151,70 e resistenza ben visibilmente rotta con forza a 2423,80 dollari l’oncia.

Grafico Palladio





Source link

REGISTRATI ORA
TRANSLATE

Submit Your Information & Learn More

%d bloggers like this: