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Diciamolo francamente. Sul virus già si erano sviluppate diverse scuole di pensiero, relativamente a molteplici suoi aspetti. Aspetti che, tuttora, non sono stati chiariti definitivamente. Come, ad esempio, la vera efficacia che dovrebbero poi avere i vaccini, dopo la somministrazione su numeri ben superiori rispetto a quelli che riguardano, invece, le fasi precedenti alla sua autorizzazione e successiva commercializzazione. Cioè i test.

Ed ora, come non bastasse quello già in corso, ecco apparire la sua variante inglese, o almeno cosiddetta, anche se inglese non è.

Anche per dissipare equivoci, ed erronee interpretazioni di una situazione, vediamo di chiarire alcuni aspetti fondamentali.

Sia sulla pandemia, che su questa variante del virus.

Variante inglese del virus: cosa significa e quali conseguenze per i vaccini e per i mercati?

Questa variante esprime una tipica caratteristica dei virus. Ovvero quella di modificarsi, dando vita a nuovi ceppi, mutando la propria struttura.

Un virus è un qualcosa a metà strada tra organico ed inorganico. E la sua caratteristica essenziale è di non poter continuare ad esistere senza ospite.

In altri termini, un virus non può esistere autonomamente in un ambiente per troppo tempo. Senza, quindi, infiltrarsi nell’organismo ospite.

E, dopo un certo tempo, tende a trasformarsi.

La variante inglese, in particolare, è così denominata per il semplice fatto di essersi particolarmente diffuso in Inghilterra, dove sarebbe stata individuata per la prima volta. Ma diversi Paesi paiono esserne stati interessati.

E non è neppure detto, quindi, che abbia avuto origine in Inghilterra.

Quali le caratteristiche della variante inglese?

In realtà sono solo ipotesi quelle che si stanno formulando sulle caratteristiche di questa variante, in questi giorni.

Occorrerà un pò di tempo, per capire, ad esempio, se determinati vaccini siano efficaci anche contro questo ceppo ed in quale misura.

Come occorrerà un pò di tempo per capire se effettivamente la sua caratteristica principale sia solo quella di diffondersi più velocemente, o non sia accompagnata anche da una diversa morbilità, anche se al presente parrebbe di no.

Comunque, che dal ceppo di un virus possano svilupparsi ceppi diversi, anche con caratteristiche molto diverse dall’originale, non è certo una novità.

Le conseguenze sui vaccini

Anche proprio per questo motivo, sin dall’inizio della pandemia, diversi esponenti del mondo medico e scientifico non hanno mai considerato il vaccino la soluzione definitiva al problema.

Un vaccino potrebbe, infatti, essere efficace nei confronti del ceppo originario o di alcune varianti, e non nei confronti di altri ceppi, che si potrebbero invece sviluppare.

La storia della medicina insegna questo. Hanno una maggior probabilità statistica di contrastare il virus le terapie, rispetto ai vaccini.

Nel senso che mentre una terapia solitamente contrasta con una certa efficacia diversi ceppi, la stessa cosa vale molto meno per i vaccini.

Variante inglese del virus: le reazioni dei mercati

Quanto abbiamo appena detto spiega anche perché ieri abbiamo assistito ad una pesante reazione dei mercati. Gli operatori sono stati spaventati non tanto dalla diffusione di notizie su questo nuovo ceppo, quanto dalla sua comparsa. Si tratta, infatti, di un ceppo abbastanza diverso, rispetto a quello originario.

E questo dimostra soprattutto che questo virus può mutare anche significativamente. Ne consegue che, se anche tale ceppo potrà essere contrastato dai vaccini disponibili, è possibile che alcuni altri ceppi possano, invece, non essere intercettati dai vaccini.

Ecco, quindi, spiegati i timori dei mercati. Il motivo è presto detto. La conferma della possibilità che il virus muti, rendendo inefficaci vaccini ed altre misure, con le conseguenti, inevitabili ripercussioni a livello economico. Basti considerare, ad esempio, quanto deciso sui voli che collegano la Gran Bretagna ad altri Paesi.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT



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