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Rispetto ad una visione più tradizionale, che vede il benessere economico essenzialmente in termini di crescita del PIL e di sviluppo occupazionale oggi si seguono strade anche diverse.

Da qualche tempo si è andata diffondendo una serie di studi e di valutazioni critiche, incentrate sul più generale concetto di benessere o welfare.

Non basta il benessere economico, per valutare la situazione di un intero Paese, o di alcune sue aree.

Occorre anche considerare altri concetti e punti di vista, come la salute, il benessere generale dei cittadini, e via di questo passo.

Di qui anche una critica ad alcuni indicatori tradizionali, come il PIL, per lasciar spazio a indicatori che indichino altri aspetti di quel benessere, di cui il cittadino dovrebbe beneficiare, a partire dalla salute.

Ma di qui anche una serie di politiche, ad esempio in sede non solo nazionale, ma anche europea  incentrate sul concetto di welfare, inteso proprio come benessere.

La politica del welfare è efficace?

Fatta questa doverosa premessa ci domandiamo, in questo articolo, se certe politiche siano effettivamente efficaci.

Traiamo spunto da due notizie, che in questi ultimi tempi tengono banco.

Inquinamento atmosferico con relative misure di contrasto e sugar e plastictax.

Il filo rosso conduttore sarebbe un certo proposito di lotta all’inquinamento sotto molteplici aspetti.

E’ nota, intanto, la situazione di frequente inquinamento atmosferico, soprattutto legato al PM 10, di alcune aree del nostro Paese, in particolare la pianura padana.

Al fine di combattere soprattutto questo tipo di inquinamento, una direttiva europea,   aveva disposto l’installazione di termoregolatori e contabilizzatori individuali nelle componenti degli impianti di riscaldamento.

A quanto pare soprattutto nelle aree urbane di alcune città, in particolare del nord Italia, queste misure hanno avuto uno scarso impatto ambientale.

Si è passato quindi ai blocchi del traffico. Questi limiti, evidentemente, comportano significativi danni economici, sia diretti, che indiretti.

Basti considerare tutti coloro che dovrebbero circolare per motivi lavorativi, e sono ostacolati in tal senso.

Ma anche coloro che costituiscono parco clienti significativo di attività ed esercizi commerciali, e che, non circolando, determinano un inevitabile contrazione di fatturato.

Quali i veri risultati di queste misure?

Ancora una volta, è possibile restituire una risposta non ideologica a tale quesito, ma assolutamente oggettiva, e basata su un’analisi esclusivamente quantitativa.

Infatti, visto comunque che un certo danno economico è una indubbia conseguenza di tali misure, dobbiamo domandarci se in cambio si ottiene almeno una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico,

Di seguito il grafico che misura la concentrazione di PM10 di una città, come Torino.

Il  periodo analizzato  è quello in cui  sono stati già installati termoregolatori e termocontabilizzatori, e dopo un blocco del traffico arrivato alla massima estensione prevista, sino agli euro 5 diesel.

I diversi colori indicano diverse concentrazioni di PM 10 rilevate da apposite centraline.

Possiamo notare che solo nelle zone adiacenti alla città l’area è di colore verde, ad indicare una concentrazione più ridotta del PM 10.

Ma l’area di Torino città è ancora in gran parte gialla e rossa (quasi a ricordare, ironia della sorte, il governo in carica).

Peccato che questi colori rappresentino elevati livelli di concentrazione del particolato, e che l’obiettivo sarebbe un ritorno al colore verde, peraltro quello più scuro, che non compare da nessuna parte.

Morale della favola: non sono certo queste misure a poter garantire il cosiddetto welfare, inteso nel senso di benessere.

A costo, però, di significativi sacrifici economici che i cittadini devono sostenere, e di danni al sistema economico dell’area interessata.

Nel prossimo articolo vedremo cosa sta succedendo a proposito di sugar e plastictax.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT



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